Salta al contenuto

Cos'è

Acacia è un intervento artistico di Marco Maria Zanin che intreccia arte contemporanea, archeologia, antropologia e memoria personale.
Il progetto, realizzato dal Comune di Reggio Emilia – Musei Civici, sostenuto dal PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, si sviluppa all’interno del Museo Gaetano Chierici di Paletnologia, proponendo un dialogo tra epoche diverse attraverso una metodologia che combina pratica artistica e artigianale.

I Musei Civici di Reggio Emilia, grazie alla lunga collaborazione con Italo Rota, si collocano come esempio di sperimentazione e di riflessione sul ruolo e sul significato del museo contemporaneo, in un processo che avvicina, attraverso allestimenti complessi e stratificati, i linguaggi del passato e del presente per costruire un’idea di futuro.
Il progetto nasce da una storia personale dell’artista: la perdita della sorella gemella prima della nascita, da lui chiamata, affettuosamente, Acacia. Attraverso un linguaggio visivo che intreccia scultura, fotografia, ceramica, bronzo, vetro e tessitura, l’artista costruisce un corredo funebre contemporaneo, in cui i manufatti si relazionano con i reperti archeologici della collezione. Il progetto si fonda su un’idea di passaggio e trasformazione, dove la memoria del corpo, le emozioni e il lutto diventano materia viva, in grado di generare nuove possibilità di relazione con il passato e con il futuro. La collezione si trasforma così in un archivio dinamico, capace di stimolare connessioni inedite tra il pubblico e il patrimonio, aprendo spazi di riflessione e nuove prospettive di interpretazione.

La metodologia di lavoro di Zanin è profondamente radicata nel rapporto tra arte e antropologia, con un approccio che concepisce l’opera come un processo di risignificazione della memoria collettiva e della tradizione attraverso la creazione artistica. L’arte diventa un mezzo per attivare nuove letture del patrimonio culturale, interrogando il passato e rielaborandolo nel presente. Acacia si colloca così in uno spazio di tensione tra il personale e il collettivo, tra il simbolico e il tangibile, esplorando la capacità trasformativa degli oggetti e dei materiali.
La mostra si articola attraverso elementi realizzati in collaborazione con artigiani selezionati insieme alla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, istituzione non-profit la cui missione è proprio la tutela dell’artigianato artistico, partner culturale del progetto. La firma di ogni pezzo riporterà anche il nome del maestro d’arte, riconoscendo così il contributo fondamentale degli artigiani nella creazione delle opere e sottolineando il carattere corale del processo artistico.

Le sculture in ceramica, realizzate con Antonino Negri (Lodi), riecheggiano le urne funerarie antiche e custodiscono le memorie delle eredità invisibili. I manufatti in bronzo, frutto del lavoro con Tuorlo (Padova), emergono come tracce di un’infanzia non vissuta, evocando una memoria stratificata nel tempo. I tessuti, realizzati su telai storici presso l’Atelier Giuditta Brozzetti (Perugia), raccontano una storia mitica di separazione e ricerca, mentre le opere in vetro, realizzate con Simone Crestani (Vicenza), si ispirano agli strumenti alchemici della trasformazione, evocando un processo di sublimazione e rinascita.

La fotografia, infine, completa il percorso espositivo con un racconto visivo che ripercorre il ciclo della vita e della perdita, muovendosi tra ricerca scientifica, documentazione antropologica e immaginario poetico. Acacia si inserisce nel più ampio dibattito sulla funzione del museo contemporaneo, proponendo un modello di produzione artistica relazionale. Il progetto si configura come un atto collettivo, in cui il museo si trasforma in un luogo di sperimentazione e creazione condivisa. È accompagnato da un ciclo di incontri interdisciplinari, che coinvolgeranno studiosi e curatori, tra cui Anna Castelli, Alberto Cavalli, Matteo Lucchetti, Sara Ricciardi, Marco Scotini, per approfondire il ruolo dell’arte nell’attivazione delle collezioni archeologiche, da un catalogo bilingue che raccoglierà contributi critici e immagini della mostra. Il progetto grafico di mostra e catalogo è a cura di Giulia Boccarossa. Il video sul processo di realizzazione delle opere è prodotto da Stefano Rizzato.

La mostra, curata da Irene Biolchini, Alessandro Gazzotti e Giada Pellegrini, trasformerà il Museo Gaetano Chierici di Paletnologia in uno spazio di sperimentazione e confronto, in cui l’arte contemporanea si fa strumento di dialogo tra passato e presente, memoria e creazione. Con Acacia, il museo diventa un luogo di rielaborazione collettiva, capace di dare nuova vita al patrimonio e nuove possibilità di lettura alla storia umana.

Marco Maria Zanin (Padova, 1983) è artista, ricercatore e attivista. Si laurea prima in Lettere Moderne e poi in Relazioni Internazionali, attualmente è dottorando in Antropologia presso ISCTE/NOVA di Lisbona. Sviluppa attività di ricerca sulle forme di relazione tra l’essere umano e la terra, mettendo in luce, con un approccio interculturale, pratiche e rituali utili a rinsaldare il legame tra i membri della comunità umana e tra essi e il territorio, in una forma che metta al centro la vita in tutte le sue forme. Sue opere sono contenute in Collezioni private e pubbliche tra cui MART, Museo Morandi, Fondazione Modena Arti Visive, Fondazione Brodbeck, Fondazione Alberto Peruzzo, MAM Riode Janeiro, Salsali Museum Dubai.
Il Museo Gaetano Chierici di Paletnologia, con sede presso il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, rappresenta un raro esempio di museo ottocentesco rimasto intatto. Ideata nel 1870 da Gaetano Chierici, pioniere della Paletnologia italiana, la collezione offre un racconto cronologico della preistoria e dell’archeologia reggiana, dal Paleolitico al Medioevo. L’eredità di Chierici continua nei nuovi allestimenti curati da Italo Rota, dove gli oggetti diventano strumenti di connessione tra memoria storica ed esperienza contemporanea.

www.musei.re.it/appuntamenti/mostra-acacia

Activity books
Due nuovi strumenti dedicati a bambini e bambine dai 6 ai 12 anni, pensati per trasformare la visita alle mostre in una vera e propria avventura immersiva e partecipata da vivere assieme alla propria famiglia.
Grazie agli activity books, infatti, i più piccoli potranno visitare le mostre assieme ai genitori in un singolare viaggio tra le opere esposte che li inviterà a mettersi alla prova con giochi, sfide, esercizi, enigmi e curiosità. Ogni pagina invita a osservare, esplorare e indagare, trasformando l’esperienza museale in un momento di apprendimento attivo, creatività e condivisione. L’obiettivo è rendere il museo uno spazio vivo di gioco, dialogo e scoperta, aperto a tutte le età.
Al termine del percorso, gli activity books possono essere portati a casa in modo da conservare un ricordo dell’esperienza fatta.
Un modo nuovo e divertente, tutto da provare, per vivere le mostre dal punto di vista dei più piccoli.
Gli activity books sono disponibili gratuitamente all’ingresso del museo.

A chi è rivolto

Tutti.

Tipo evento

Evento culturale » Manifestazione artistica » Mostra

Luogo

Via Lazzaro Spallanzani, 1 - Reggio Emilia - 42121

Maggiori dettagli

Date e orari

Orari

Orario di apertura (giugno):
Lunedì: chiuso
martedì e giovedì > 10-13;
mercoledì > 10-13; 21.00 – 24.00
venerdì, sabato, domenica e festivi > 10-18.

Orario di apertura (luglio)
Lunedì: chiuso
Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica e festivi: 10.00 - 13.00
mercoledì 2, 9, 16 luglio 21.00 – 24.00

Costi

gratuito

Contatti

Ultimo aggiornamento: 20-08-2025, 10:13