Reggio Emilia ha una nuova area protetta: 5.189 ettari tra il Mauriziano, le Acque Chiare, l'oasi di Marmirolo e il Campovolo, con il torrente Rodano come corridoio ecologico tra collina e pianura. Istituita dalla Regione Emilia-Romagna nell’estate 2026, è il settimo Paesaggio protetto regionale.

Il Paesaggio naturale e seminaturale protetto "Terre e Acque dell'Ariosto"
è una grande infrastruttura verde di 5.189 ettari all'interno del tessuto urbano e periurbano di Reggio Emilia.

Si estende a sud est della città, tra il Mauriziano, antica dimora di Ludovico Ariosto, la zona delle Acque Chiare e l'oasi di Marmirolo, il quartiere Venezia, il Parco dell'Acqua di Bazzarola e il Campovolo, e collega la città alla campagna attraverso il torrente Rodano, rafforzato come corridoio ecologico tra la collina reggiana e la pianura insieme al suo sistema idraulico e di bonifica.
L'istituzione, avvenuta con il parere positivo della Commissione territorio e la successiva approvazione in Giunta regionale nel luglio 2026, conclude un iter avviato nel 2017 e costruito insieme a cittadini, consulte, associazioni e imprenditori agricoli. L'area sarà gestita dall'Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Centrale.

Il riconoscimento non riguarda solo la conservazione della biodiversità. Guarda all'area come a un bene comune da preservare e promuovere con un progetto integrato che coinvolge tutti gli attori del territorio: rafforza le azioni di riqualificazione ecologica già avviate, anche in chiave di mitigazione del cambiamento climatico, e incentiva gli investimenti sui beni storici, artistici e culturali e sulla mobilità dolce, dando spazio a un nuovo rapporto tra spazi urbani e attività agricole intese come forma di tutela del paesaggio.

L'area del Paesaggio protetto è destinata ad ampliarsi ulteriormente: circa tre ettari in prossimità della confluenza tra il torrente Rodano e il rio Acque Chiare, acquisiti dall'Ente Parchi e dal Consorzio di Bonifica, saranno donati al Comune di Reggio Emilia e riqualificati per restituire al terreno la sua originaria funzione naturalistica.

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