Contenuto
Buongiorno a tutte e tutti, grazie per essere presenti qui oggi.
Un saluto alle autorità, alle relatrici e a tutti gli intervenuti.
È per me un grande onore portarvi il saluto della città di Reggio Emilia in questa sala che nel 1797 vide la nascita del Tricolore, divenuto poi il simbolo dell’unità d’Italia e della nostra Repubblica.
È un luogo che rappresenta la nostra storia e la nostra identità civile e democratica.
L’incontro di oggi fa parte del progetto triennale 2026-2028 denominato “Il presente della Costituzione”, in occasione dell’80° anniversario della Repubblica e della Costituzione, promosso da Istituto Cervi, che ha raccolto l’adesione attiva del Comune di Reggio Emilia e della Provincia di Reggio Emilia, e ha ottenuto il patrocinio della Regione Emilia-Romagna. Le iniziative sono in collaborazione con ANPI, ALPI-APC, ANPC e Istoreco.
Gli eventi dell’anno 2026 sono accomunati dal titolo generale “1946/2026. Le donne nella democrazia, la Repubblica, l’alba costituente”; saranno tre, specifici per le date e le ricorrenze individuate, aggiungendosi alle consuete date del calendario civile (25 aprile, 2 giugno, 25 luglio).
L’incontro di oggi, “1946: la prima cosa bella”, si colloca nell’ottantesimo anniversario di due passaggi fondamentali della nostra storia: il primo voto a suffragio universale, che riconobbe anche alle donne il pieno diritto di partecipare alla vita politica del Paese, e l’elezione dell’Assemblea costituente che avrebbe portato alla costruzione della Costituzione repubblicana.
Credo che il ritrovarci oggi in Sala del Tricolore, per riflettere su una delle pagine fondative della nostra democrazia, conferisca a questo appuntamento un valore ancora più forte: ci ricorda che i diritti, le libertà e la partecipazione non sono mai dati una volta per tutte, ma sono il frutto di una storia condivisa e di una responsabilità che continua nel presente.
Ottant’anni fa, milioni di donne e uomini entrarono insieme nella storia democratica dell’Italia. Quel voto non fu soltanto un atto formale, ma una conquista di dignità, di uguaglianza e di cittadinanza.
Fu, davvero, come recita il titolo di questo incontro, “la prima cosa bella”: l’inizio di una nuova stagione in cui la Repubblica si fondava sulla partecipazione di tutti i cittadini.
Fu un lento cammino verso l’uguaglianza dei diritti, con le donne che diventano protagoniste nella Resistenza e nella lotta di Liberazione:
• 35.000 donne partigiane combattenti;
• 20.000 donne con funzioni di supporto;
• 70.000 donne organizzate nei Gruppi di difesa della donna;
• 4.500 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti;
• 2.750 deportate in Germania nei lager nazisti;
• 623 fucilate o cadute in combattimento;
• 512 commissarie di guerra;
• 19 medaglie d’oro;
• 18 medaglie d’argento.
Il 2 giugno 1946 le donne votarono per la prima volta su scala nazionale per il referendum tra monarchia e Repubblica e per l’Assemblea costituente.
Ma vorrei ricordare anche il diritto di essere elette per la prima volta in occasione delle elezioni amministrative postbelliche: in quella occasione vennero elette le prime sei sindache donne.
Ricordare oggi quell’anniversario significa non solo rendere omaggio a chi ha reso possibile quella conquista, ma anche interrogarci sul valore attuale di quei diritti.
La Costituzione, che da quel passaggio ha preso forma, è una guida viva, che continua a chiederci responsabilità, impegno e consapevolezza.
Le italiane e gli italiani lo hanno dimostrato anche nel corso della recente tornata referendaria, bocciando una riforma, a mio parere sbagliata, che ha tentato di modificare l’equilibrio dei poteri, centrale nel disegno costituzionale.
L’Istituto Alcide Cervi ha iniziato una serrata progettazione per vivere l’80° anniversario della Repubblica e della Costituzione all’insegna del rapporto stretto con le giovani generazioni.
Le ragazze e i ragazzi di questo tempo affrontano il XXI secolo con una domanda di spazio civile nuova e inedita, non certo con apatia o indifferenza: ricordo che ben il 67% dei giovani tra i 18 e i 28 anni, la Generazione Z (o di Gaza), ha partecipato al voto referendario (e probabilmente sarebbero stati di più se fosse stato garantito il diritto di voto ai fuori sede).
L’80° che Casa Cervi ha in mente, e che condividiamo, ha al centro i giovani non solo come pubblico, ma come protagonisti di una riscoperta del percorso costituente e della nascita della Repubblica e della democrazia nel nostro Paese.
Saranno i giovani a interrogare la Costituzione, a chiedere alla Repubblica di mantenere le promesse dei fondatori, a immaginare la prossima tappa della democrazia. Lo faranno in classe, grazie alla collaborazione con le istituzioni scolastiche e gli insegnanti; lo faranno nei luoghi di memoria e di senso, come Casa Cervi e la Sala del Tricolore; lo faranno nei luoghi di aggregazione giovanile.
E credo che questo progetto confermerà la celebre metafora di Piero Calamandrei, pronunciata durante l’Assemblea costituente nel 1947, quando descrive la Costituzione italiana come “presbite”, ovvero capace di guardare lontano e prevedere le esigenze future della società, anziché essere “miope” e focalizzata solo sul presente.
Questi 80 anni lo hanno dimostrato: è una Costituzione che è ancora oggi in grado di guardare avanti, che è in grado di parlare direttamente ai giovani, al loro presente e al loro futuro.
Questo progetto vuole proprio dare alle giovani generazioni la possibilità di scoprire, di fare propria la Costituzione con i loro occhi, con i loro sentimenti, con le loro intelligenze, con la possibilità di poter lasciare un segno duraturo e importante.
Perché, come diceva papà Cervi, “dopo un raccolto ne viene un altro”.
Vorrei ricordare in conclusione i prossimi appuntamenti:
il 25 aprile, il 2 giugno e la pastasciutta antifascista del 25 luglio nelle nostre piazze e a Casa Cervi;
l’incontro del 25 giugno al Teatro Asioli di Correggio, con il contributo di autorevoli voci del diritto costituzionale;
il dialogo del 25 settembre al Teatro Valli di Reggio Emilia, che chiuderà idealmente questo ciclo con il primo dialogo sulla Costituzione. Al centro l’articolo 11 – l’Italia ripudia la guerra – con il cardinale Matteo Maria Zuppi, Anna Foa e Pierluigi Bersani.
Reggio Emilia è una città che ha sempre riconosciuto nella Costituzione non solo un riferimento formale, ma una guida concreta per affrontare le sfide del nostro tempo.
In un’epoca segnata da cambiamenti profondi e da nuove fragilità democratiche, momenti come questo sono fondamentali per rimettere al centro il valore della partecipazione, il senso della comunità e il diritto di ciascuno a essere parte attiva della vita pubblica.
Come ha detto don Ciotti alla manifestazione di Libera il 21 marzo a Torino, in occasione della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie:
“Possiamo essere formalmente irreprensibili e stare alla finestra mentre il mondo brucia. Se abbiamo le mani pulite ma le teniamo in tasca siamo complici dell’indifferenza, dell’ingiustizia che avanza e colpisce duro, come sempre, i più deboli, i meno tutelati”.
Grazie all’Istituto Cervi, a tutte le realtà coinvolte e a chi ha reso possibile questo incontro.
Buona giornata e buon lavoro a tutte e a tutti.
Il Sindaco
Marco Massari
A cura di
Questa pagina è gestita da
Ultimo aggiornamento: 25-03-2026, 12:53