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A Reggio Emilia il tempo scolastico cambia volto: da settembre partirà, infatti, la sperimentazione “Scuole Aperte” in sei istituti del territorio introducendo attività pomeridiane strutturate con un nuovo format educativo capace di mettere in rete scuola, famiglie e territorio.

A partecipare al progetto saranno tre scuole primarie e tre secondarie di primo grado: Ada Negri (istituto comprensivo Manzoni), Zibordi (istituto comprensivo Leonardo) e Bartali (istituto comprensivo Lepido). Per le secondarie di primo grado, invece, i pomeriggi si svolgeranno alla Galilei– succursale di Massenzatico, alla Einstein – succursale di Bagno e alla Pertini.

Lo ha annunciato l’assessora alle Politiche educative Marwa Mahmoud nel corso dell’appuntamento in programma questa mattina al Centro Loris Malaguzzi di Reggio Emilia nell’ambito della due giorni “Scuola, Comunità, Territorio”.

“Nella nostra città, dove il tempo pieno scolastico è insufficiente a far fronte alle richieste, il progetto Scuole aperte - ha spiegato l’assessora Mahmoud - intende   sostenere concretamente le famiglie nella conciliazione di tempi di vita e lavoro, offrendo allo stesso tempo ai bambini e ai ragazzi opportunità educative di qualità anche oltre l’orario mattutino. Non un semplice doposcuola, ma un modello educativo che trasforma le scuole in centri di comunità aperti e dinamici. Il cuore della sperimentazione è il concetto di “comunità educante”: le aule scolastiche, aperte anche nel pomeriggio, diventano luoghi di incontro in cui il territorio – associazioni, istituzioni, realtà culturali e sportive – contribuisce attivamente alla crescita dei più giovani. Un sistema basato su ascolto, reciprocità e corresponsabilità, capace di affrontare le sfide educative contemporanee coinvolgendo l’intero tessuto sociale”.

Il progetto si sviluppa in collaborazione con due dipartimenti dell’<università di Modena e Reggio Emilia. Il Dipartimento di Comunicazione ed Economia ha condotto un’indagine, promossa dal Comune di Reggio Emilia, e finanziata dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il bando Partecipazione, che ha coinvolto oltre 3000 famiglie reggiane e 5mila ragazzi e ragazzi delle scuole.

I risultati sono stati appunto presentati nell’incontro conclusivo della due giorni di approfondimento che si è aperto questa mattina anche al confronto fra l’esperienza educativa reggiana e altre sperimentazioni promosse in città.

I dati raccolti dall’indagine hanno restituito un quadro chiaro: in una città dove il tempo pieno è meno diffuso rispetto ad altri territori regionali, oltre il 53% dei genitori di alunni delle primarie e il 57% di quelli delle medie si occupa quotidianamente dei figli nel pomeriggio, spesso con il supporto dei nonni o attraverso soluzioni informali. Tra i bisogni espressi dalle famiglie, sono emersi la necessità di supportare i figli nell’apprendimento scolastico e nella gestione dei compiti, e i bisogni di socialità per fare in modo che bambini e ragazzi possano stare al pomeriggio con gli amici e divertirsi. Tra gli aspetti evidenziati dalle famiglie per i figli c’è anche una sana alimentazione, il poter contare sulla supervisione degli adulti e il dare la possibilità a bambini e ragazzi di sentirsi parte attiva del proprio contesto e trovare nuove opportunità, oltre allo sviluppo personale di autonomia, auto-stima e gestione delle emozioni.

Accanto alle famiglie, anche studenti e alunni sono stati protagonisti dell’indagine: cinquemila ragazzi e ragazze hanno espresso bisogni e desideri, evidenziando l’importanza di spazi per stare insieme, divertirsi, praticare sport e avere tempo libero.

“A partire dai tratti che caratterizzano questo quadro inziale – ha spiegato l’Università - il Dipartimento di Educazione e scienze umane ha contribuito, e continuerà a lavorare, affianco dell’Amministrazione comunale sia per progettare che per sperimentare un modello educativo differente ma più capace di rispondere ai bisogni delle famiglie, dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, grazie ad alleanze tra diverse professionalità e diversi enti che consentono alla città di farsi scuola”.

Nel corso della mattinata, Reggio Emilia si è inoltre confrontata con altre esperienze di Scuole Aperte promosse in città come Roma, con la partecipazione dell’Assessora Claudia Pratelli, e Torino, con l’Assessora Carlotta Salerno. Particolarmente rilevante il contributo della Regione che ha presentato la propria visione e le politiche educative regionali, dialogando con Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Fondazione Reggio Children e le istituzioni scolastiche su come rendere le scuole spazi sempre più aperti alla comunità, capaci di rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie.

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Ultimo aggiornamento: 20-04-2026, 13:36