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L’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma ha inaugurato “Un volto non comune”, la mostra fotografica dell’artista Erdiola Kanda Mustafaj, vincitrice della menzione speciale “Nuove Traiettorie” nell’ambito della 12esima edizione dell’open call Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri – “Unire / Bridging” ospitata lo scorso anno al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia.

La menzione è frutto della partnership tra Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri e l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma che, dal 2023, offre l’opportunità a uno dei finalisti dell’open call promossa dal Comune di Reggio Emilia di svolgere una residenza artistica a Stoccolma, contribuendo così in modo concreto alla promozione degli artisti, alla circuitazione dei loro lavori e, più in generale, al posizionamento della cultura fotografica italiana sulla scena artistica internazionale.

Nel mese di ottobre 2025Erdiola si è recatanella capitale svedese per lavorare a un nuovo progetto di ricerca. La mostra“Un volto non comune”, inaugurata negli spazi dello stesso Istituto ed esito della residenza svolta dall’artista, esplora come le persone della diaspora, immerse in un paesaggio sconosciuto, cerchino di costruire uno spazio liminale in cui la familiarità della memoria si confronta con un luogo nuovo. La vita nella diaspora si articola in rituali e gesti che si trasformano nel tentativo di ricostruire ciò che è stato lasciato nel paese d’origine.

Fotografie tratte dall’archivio personale della signora Jaconelli, svedese di origine italiana, e immagini realizzate da Erdiola durante la sua residenza a Stoccolma, sono messe in dialogo con scene di vita quotidiana e paesaggi sconosciuti, ma al tempo stesso familiari, che danno forma a una narrazione senza tempo, sospesa oltre i confini del luogo. La presenza di elementi multimediali, come i lightbox, accanto alle fotografie d’archivio, crea un’esperienza in cui la luce illumina e trasforma l’immagine dall’interno, come un faro che guida tra passato e presente.

Le memorie dell’artista, che da bambina ha lasciato l’Albania per l’Italia, si intrecciano con quelle della famiglia Jaconelli e con la quotidianità delle fotografie scattate a Stoccolma. Il lavoro invita a riflettere su come il linguaggio preservi la memoria di un luogo anche quando la geografia cambia. Il linguaggio visivo è un archivio vivente che incarna storie di movimento forzato, cancellazione e resilienza.

La mostra trae ispirazione dal libro di Joseph Brodsky "The condition we call exile" nel quale l'esilio viene interpretato non solo come spostamento fisico, ma come una condizione fondamentalmente umana, che priva la persona della sicurezza di una casa. In esso, Brodsky sostiene che l'esilio, seppur doloroso, può essere anche trasformativo e, persino, sotto certi aspetti liberatorio. Le sue idee sul rapporto tra linguaggio e identità hanno rappresentato i punti cardinali della ricerca della fotografa.

Il progetto può essere considerato una prosecuzione di “Pasqyra e Lëndës (Sommario)”, il lavoro presentato dell’artista al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia per la 12esima edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri – “Unire / Bridging”. In esso, Erdiola Kanda Mustafaj proponeva una ricerca sul tema dell’esilio composto da immagini frammentarie, presentato come una metafora che invita lo spettatore a riflettere sulla circolarità del tempo e della storia attraverso l’intimità di un paesaggio complesso e meditativo.

Erdiola Kanda Mustafaj è un’artista visiva italo-albanese. Nella sua ricerca artistica combina con estrema fluidità immagine, video, scrittura e suono, ripercorrendo la travagliata storia del suo paese in una narrazione che si intreccia con la tradizione orale, il mito e la fiaba, offrendo una visione personale del patrimonio spirituale dell’Albania.

Le sue opere si articolano principalmente in un rapporto profondo con lo spazio e la sua trasformazione, in cui la materia prima e l’uomo creano una connessione inseparabile, modellandosi a vicenda senza gerarchie di valori. L’atto fotografico diventa quindi un processo intimo, una metamorfosi delle forme in relazione allo spazio e al tempo, guardando soprattutto ai diversi modi in cui incarniamo la memoria.

Nel 2019 ha esposto ad Arthouse e al Marubi National Museum of Photography in Albania e, più recentemente, ha partecipato alla residenza tenuta da Photoxenia in Grecia, sostenuta dalla G&A Mamidakis Foundation. Nel 2024 è stata finalista al Ardhje Contemporary Art Prize a Tirana e nel 2025 ha inaugurato una solo exhibition a Kunst-im-kreuzgang, Bielefeld (Germania). Attualmente fa parte della masterclass Reflexions 2.0.

La mostra è visitabile a ingresso gratuito fino all’11 settembre 2026 presso gli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma. Maggiori informazioni sul sito gfi.comune.re.it

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Ultimo aggiornamento: 28-03-2026, 10:28