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“Buongiorno a tutte e tutti, approfitto di questo spazio per parlare del caso che in questi giorni ha fatto discutere anche fuori dai confini reggiani: la visita presso il sistema educativo di Reggio Children di una delegazione di educatrici ed educatori di scuole ebraiche e la rinuncia contestuale di un gruppo di educatrici ed educatori di scuole americane.

Anzitutto voglio respingere, come già fatto pubblicamente ieri, le accuse irricevibili del presidente della Comunità ebraica di Milano.

Respingo poi al mittente anche le più prevedibili strumentalizzazioni politiche di una destra che interviene ancor prima di capire.

Reggio Emilia non è una città antisemita, Reggio Emilia è una città aperta a tutti, che fa dell’inclusione e del rispetto reciproco valori condivisi. Reggio è città medaglia d’oro per la Resistenza, è orgogliosamente antifascista e tollerante, aperta e plurale, è la città in cui è germogliato il pensiero di Loris Malaguzzi e quello di Prampolini, è una città che ha contribuito a scrivere la Costituzione, una città in cui la democrazia è un valore insindacabile. Queste radici, questa storia, non si cambiano per un malinteso o una presa di posizione strumentale, non si cambiano con una dichiarazione che mira solo a seminare odio.

Questa mattina ho ricevuto la delegazione di educatrici e pedagogiste provenienti da Israele per studiare il nostro approccio educativo.

Ho detto loro che le accogliamo senza tentennamenti nelle nostre scuole dell’infanzia e nel luogo in cui, da tanti anni, educatrici, educatori, insegnanti e ricercatori provenienti da tutto il mondo si incontrano per condividere esperienze, interrogarsi sul significato dell’educazione e costruire nuove possibilità per il futuro delle bambine e dei bambini.

La nostra città ha imparato, grazie al pensiero di Loris Malaguzzi e al lavoro di tante persone che ne hanno raccolto l’eredità, che educare significa prima di tutto ascoltare. Significa riconoscere ogni bambino come una persona portatrice di diritti, potenzialità, idee e linguaggi. Significa creare contesti nei quali le differenze non siano un ostacolo, ma una risorsa attraverso cui imparare gli uni dagli altri.

Questa è la forza del Reggio Emilia Approach: non essere un modello chiuso, ma una riflessione viva, che cresce attraverso il confronto con culture, storie e sensibilità differenti. Nel corso degli anni abbiamo imparato molto da chi è venuto qui e abbiamo condiviso con il mondo una parte importante della nostra esperienza. È uno scambio che ci ha arricchito e che vogliamo continuare ad alimentare.

Ho ricordato poi che ogni cittadino, di qualsiasi Paese del mondo, che intenda dialogare di educazione è il benvenuto a Reggio Emilia. Nessuno deve sentirsi straniero o escluso a Reggio Emilia per la propria appartenenza nazionale, etnica, politica o religiosa.

Reggio Emilia ha espresso da tempo le proprie posizioni di critica delle politiche del governo israeliano, condannando il genocidio in atto in Palestina; è gemellata con la cittadina palestinese di Beit Jala, il cui sindaco abbiamo incontrato poche settimane fa.

Al tempo stesso, la nostra comunità ha condannato con forza l’attentato del 7 ottobre 2023, così come condanna ogni forma di terrorismo, e continuerà a sostenere il rispetto del diritto internazionale, la tutela dei diritti umani e la necessità di costruire le condizioni per la pace per tutti i popoli.

Le posizioni che abbiamo espresso sul conflitto in Medio Oriente e sul genocidio di Gaza non sono state, non sono oggi, non saranno mai domani motivo per escludere educatrici, educatori e scuole di ogni parte del mondo dalla nostra accoglienza e dal nostro dialogo.

Il dialogo non significa cancellare le differenze, né sospendere il giudizio sulle vicende del mondo. Significa riconoscere che le differenze esistono e che possiamo affrontarle senza rinunciare al rispetto reciproco, alla conoscenza e alla possibilità di costruire qualcosa insieme.

È questo il senso della Carta per un’educazione democratica e partecipata, alla quale il nostro sistema educativo ha lavorato a lungo e che viene condivisa, a partire dai mesi scorsi, con tutte le delegazioni che verranno a Reggio e sulla quale tutti si confronteranno in modo aperto e approfondito. Non una carta chiusa, quindi, non un prendere o lasciare, ma un documento aperto, un punto di partenza che mette al centro i diritti dei bambini, veri protagonisti dimenticati di questa storia.

Noi vogliamo costruire ponti di rispetto, incontro e pace. E come non farlo partendo proprio dalle scuole, dalle educatrici ed educatori, dai ragazzi, dai bambini?

Come ci ha ricordato spesso Carla Rinaldi, l’educazione può essere un antidoto alla paura, alla chiusura e alla semplificazione. Ma perché questo accada dobbiamo essere disposti a metterci in gioco, anche nei momenti più difficili. Dobbiamo avere il coraggio di ascoltare, di porre domande, di confrontarci con ciò che ci mette in discussione.

Per questo ho ringraziato le educatrici che hanno scelto di esserci.

Se c’è stata un’incomprensione con le educatrici ed educatori delle scuole ebraiche che hanno scelto di rinviare il viaggio, la chiariremo, ma Reggio non ha chiesto e non chiede esami politici o religiosi a chi opera nelle scuole di ogni parte del mondo.

Sono convinto che il dialogo con le scuole americane non sia concluso e che si possa tornare a incontrarci, nel rispetto dei tempi e delle sensibilità di ciascuno: il nostro punto di riferimento resta la Carta per un’educazione partecipata e democratica.

Reggio Emilia continua a essere un luogo in cui le persone possano discutere senza dover rinunciare alla propria identità, ma anche senza trasformarla in una barriera. Un luogo nel quale il confronto possa essere franco, anche quando è difficile, e nel quale l’educazione continui a essere uno spazio di disarmo, di pace e di costruzione del futuro.

Per tutte e tutti sono e siamo a disposizione, per sentirci e per incontrarci nel nome dell’educazione, della tolleranza, del rispetto reciproco e di quell’infanzia, soggetto potente, ma il più indifeso nel mondo, nel quale tutti crediamo.

In merito alla richiesta di dimissioni dell’assessora Marwa Mahmoud, le respingo con fermezza, rinnovandole piena fiducia per il suo operato”.

Marco Massari
Sindaco di Reggio Emilia

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Ultimo aggiornamento: 12-10-2026, 17:19