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Care cittadine e cari cittadini,

autorità civili e militari,

Rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni partigiane e delle associazioni democratiche,

familiari, studenti e studentesse.

Oggi Reggio Emilia si raccoglie per commemorare l’82° anniversario della fucilazione dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri, avvenuta il 28 dicembre 1943 al poligono di tiro.

Proseguiamo in questa sala una ideale staffetta che ha avuto inizio ieri a Guastalla e a Campegine e che proseguirà nel pomeriggio a Casa Cervi.

È un appuntamento che ogni anno rinnova un legame profondo tra la nostra storia e il nostro presente, tra la memoria di un sacrificio estremo e la responsabilità civile che da quel sacrificio deriva.

Lo facciamo qui, nella Sala del Tricolore, dove fra pochi giorni festeggeremo la nascita della bandiera nazionale, quella bandiera insultata e vilipesa dal regime fascista e risollevata e riportata al suo onore civile e morale da italiani come i fratelli Cervi e i tanti partigiani e partigiane caduti per la nostra libertà.

Ricordare i nomi di Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore Cervi, insieme a Quarto Camurri, significa ricordare uomini che, in uno dei momenti più bui della storia d’Italia, seppero scegliere.

Scelsero di non voltarsi dall’altra parte, di non accettare l’ingiustizia come destino, di non piegarsi alla violenza del fascismo. Furono uccisi per rappresaglia, ma la loro morte non riuscì a spegnere ciò che avevano acceso: una coscienza collettiva fondata sulla libertà, sulla dignità umana, sulla giustizia.

I Cervi erano contadini, uomini del lavoro e della terra, profondamente radicati nella loro comunità.

La loro forza stava proprio lì: nell’aver saputo trasformare la vita quotidiana in scelta civile, la solidarietà in azione, l’antifascismo in pratica concreta.

In un tempo di paura e di dura repressione aprirono le porte della loro casa ai Campi Rossi, che divenne luogo di accoglienza, di confronto, di aiuto ai perseguitati.

Accanto a loro, Quarto Camurri condivise la stessa scelta e lo stesso destino.

Il loro sacrificio appartiene non solo a Reggio Emilia, città medaglia d’oro della Resistenza; appartiene all’Italia repubblicana e antifascista.

Essere città medaglia d’oro della Resistenza, come anche Genova – saluto e ringrazio la sindaca Silvia Salis per essere qui oggi con noi – è un riconoscimento che non ha casa solo nel passato: è una responsabilità che come istituzioni e come comunità ci riguarda ancora oggi.

Dobbiamo affermare con chiarezza, oggi e sempre più spesso, che la legalità democratica è il fondamento della convivenza civile. Per questo difendiamo lo Stato di diritto e ribadiamo la fiducia e l’importanza delle istituzioni.

La memoria della Resistenza ci parla anche di coesione sociale.

I Cervi seppero costruire legami, unire persone diverse per origine e condizione attorno a valori comuni. Oggi, in una società attraversata da disuguaglianze e fragilità, Reggio Emilia sceglie di essere una città che non vuole lasciare indietro nessuno: una città che investe nel welfare di comunità, nella solidarietà, nella partecipazione, nella cura delle relazioni sociali come antidoto all’isolamento, alla solitudine, alle paure e all’indifferenza.

Trasmettere alle giovani generazioni il significato della Resistenza non vuol dire proporre un racconto lontano, ma offrire strumenti per leggere il presente, per riconoscere i pericoli dell’odio, del razzismo, del nazionalismo, e per scegliere consapevolmente da che parte stare.

La libertà si impara, ogni giorno, nelle esperienze della vita e sui banchi di scuola. È nelle scuole che la memoria diventa conoscenza, che la storia si trasforma in coscienza critica.

La storia dei Cervi parla anche di accoglienza. Accoglienza come gesto concreto, rischioso, umano. È un valore che interpella anche oggi le nostre città.

Accogliere significa riconoscere l’altro come persona, costruire convivenza, rifiutare la logica della paura e della divisione, perché l’uguaglianza è il diritto di ognuno di essere diverso da tutti gli altri e di non essere discriminato per la propria diversità.

In un tempo segnato da tensioni internazionali, da guerre, da nuove forme di autoritarismo e da un linguaggio pubblico sempre più aggressivo, la memoria dei Cervi e di Quarto Camurri ci richiama a un compito preciso: difendere la democrazia ogni giorno. Non solo nelle grandi occasioni, ma nelle scelte quotidiane dei singoli e delle istituzioni, nel rispetto dei diritti, nella qualità del dibattito pubblico, nella partecipazione dei cittadini.

La memoria infatti non è un mero esercizio storico o retorico, ma è un atto politico e civile: ricordare significa imparare dal passato per costruire, insieme, un futuro migliore.

Un ruolo fondamentale in questo senso lo riveste l’Istituto Cervi, che interpreta con intelligenza e rigore questo concetto di memoria, luogo vivo di studio, educazione e confronto democratico: desidero salutare e augurare buon lavoro al neo presidente dell’Istituto Vasco Errani e al contempo ringraziare per il lavoro svolto e salutare con affetto Albertina Soliani.

A nome della città di Reggio Emilia, rendiamo oggi omaggio ai sette fratelli Cervi e a Quarto Camurri con rispetto e gratitudine. Reggio Emilia non dimentica e, proprio per questo, sa guardare avanti.

Viva la Resistenza.

Viva la Costituzione antifascista.

Viva Reggio Emilia.

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Ultimo aggiornamento: 29-12-2025, 08:35