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Il sindaco Marco Massari è intervenuto questa mattina alla cerimonia della 17esima edizione del premio “Le Reggiane per esempio”, in Sala del Tricolore.
“Oggi celebriamo una giornata importante, ma anche impegnativa ha detto il sindaco Massari -. L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza simbolica: è un momento in cui una comunità si ferma a guardare con onestà a ciò che è stato fatto e, soprattutto, a ciò che resta ancora da fare per quanto riguarda la parità di genere. Parlare di parità di genere significa parlare di libertà, di democrazia e di pace.
Sono stati fatti importanti passi avanti. Quest’anno ricorrono gli 80 anni del voto a suffragio universale, seguiti negli anni Settanta da una stagione straordinaria di conquista di diritti: divorzio, parità salariale, interruzione volontaria di gravidanza, nuovo diritto di famiglia, nidi pubblici, consultori. Poi abbiamo dovuto aspettare il 1996 per l’arrivo della legge sulla violenza contro le donne, grazie a un’alleanza trasversale delle donne di tutti i partiti. Nel 2000 è arrivata quella sui congedi parentali.
In Italia abbiamo il più basso tasso di occupazione femminile d’Europa, molto part-time involontario, un forte divario salariale, la child penalty, poche donne nei luoghi decisionali, donne che continuano ad essere il pilastro del sistema di welfare per la cura dei figli e degli anziani. E così oggi lavora solo il 53,9% delle donne. Un quarto delle madri lascia il lavoro alla nascita di un figlio. La qualità del lavoro è bassa.
Le donne non riescono ad avere il numero di figli che desiderano.
E guardate che quando tutto ciò manca, non si indeboliscono solo le donne: si indebolisce il Paese. Senza valorizzazione delle risorse femminili questo Paese è destinato al declino”.
“Il premio “Reggiane per esempio”, riconoscimento istituito nel 2010 – ha continuato il sindaco Massari - nasce proprio da questa consapevolezza di una parità di genere tutta da raggiungere: riconoscere il valore di donne che con il loro lavoro quotidiano, la loro competenza e la loro determinazione, contribuiscono a rendere la nostra società più giusta. Donne di “straordinaria normalità”, come abbiamo scelto di chiamarle, che rappresentano modelli positivi per le nuove generazioni. Quando sarà raggiunta una sostanziale parità di genere potremo fare a meno di questo riconoscimento”.
“Quest’anno abbiamo scelto di dedicare il premio al mondo della giustizia – ha ricordato il sindaco Massari -. Non è una scelta casuale. La giustizia è uno dei luoghi in cui si misura concretamente il livello di civiltà di un Paese. Ed è anche uno dei terreni su cui si combatte ogni giorno una battaglia fondamentale: quella contro la violenza sulle donne.
Purtroppo i numeri e i fatti di cronaca ci ricordano con crudezza che questa violenza continua a essere una realtà diffusa. Non è un’emergenza improvvisa: è un fenomeno strutturale, radicato in disuguaglianze profonde, stereotipi culturali e rapporti di potere che ancora oggi attraversano la nostra società.
Una ricerca internazionale condotta al King’s College di Londra su un campione di 23 mila giovani tra i 15 e i 30 anni in 29 Paesi, la maggior parte in Europa e America, mostra dati preoccupanti. Si è scoperto che la cosiddetta Gen Z, la prima generazione nativa digitale, è convinta che una moglie debba «ubbidire al marito» e che tocchi a lui l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia. Un quarto degli uomini e dei ragazzi pensa che non sia opportuno che le donne appaiano troppo indipendenti o autosufficienti. Il 43% del campione interpellato plaude alla «mascolinità tradizionale», cioè a uomini macho. Il 28 per cento, inoltre, ritiene meno uomini quelli che restano a casa a prendersi cura dei bambini. Ogni risposta è un passo indietro nel tempo, nei diritti, nel percorso verso una vera parità di genere.
La parità, come altri nostri valori costituzionali o il diritto internazionale, non è acquisita una volta per tutte: va difesa, rafforzata, costruita ogni giorno nelle istituzioni, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle famiglie. Per questo parlare di parità di genere significa parlare di democrazia. Significa riconoscere che, nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi decenni, la strada da percorrere è ancora lunga.
“In questo quadro – ha continuato il sindaco Massari - non possiamo non guardare con attenzione e preoccupazione al dibattito che in questi mesi ha riguardato la legge sulla violenza sessuale e il tema del consenso. Per questo negli ultimi anni molte giuriste, associazioni e movimenti hanno chiesto con forza una riforma che chiarisse un principio semplice ma fondamentale: io credo che senza consenso non possa esserci libertà e quindi non possa esserci un rapporto legittimo. Lo dice la Convenzione di Istanbul: lo stupro è qualsiasi atto sessuale compiuto senza un consenso libero e attuale della persona coinvolta.
È una questione che non riguarda soltanto il diritto penale. Riguarda la cultura di un Paese. Riguarda il modo in cui insegniamo alle nuove generazioni che cosa significhi il rispetto dell’altra persona, il rispetto dei corpi, dei confini, delle libertà individuali.
Come istituzioni locali abbiamo il dovere di dirlo con chiarezza: su questi temi non possiamo permetterci passi indietro. Servono leggi chiare, strumenti efficaci e una cultura diffusa del rispetto, a partire dalle scuole con l’insegnamento di educazione affettiva ed educazione sessuale.
Per costruire questa cultura è fondamentale il lavoro che ogni giorno si svolge nei territori. A Reggio Emilia abbiamo una rete straordinaria di associazioni, volontarie, professioniste e professionisti che da anni lavorano accanto alle donne. Realtà che offrono ascolto, protezione, accompagnamento nei percorsi di uscita dalla violenza e che allo stesso tempo fanno prevenzione culturale nelle scuole e nella società.
Tra queste voglio ringraziare in modo particolare Nondasola, che rappresenta da molti anni un presidio fondamentale per la nostra comunità, che gestisce il centro antiviolenza e che continua a essere un punto di riferimento per tante donne.
Ma voglio anche ricordare il lavoro del Servizio Pari Opportunità del Comune di Reggio Emilia, che ogni giorno costruisce progetti, percorsi educativi, iniziative culturali e politiche pubbliche per promuovere l’uguaglianza e contrastare ogni forma di discriminazione. È un lavoro spesso silenzioso ma essenziale, che tiene insieme istituzioni, scuole, associazioni e cittadinanza.
Allo stesso modo voglio unirmi alla posizione espressa dalle assessore Annalisa Rabitti e Marwa Mahmoud contro la possibile soppressione della figura delle consigliere di parità regionali. Si tratta di strumenti fondamentali per la tutela dei diritti nei luoghi di lavoro e per la lotta alle discriminazioni. Indebolire questi presidi significa indebolire la possibilità concreta di difendere l’uguaglianza.
La presenza oggi di Cathy La Torre, avvocata e attivista specializzata nei temi dell’equità, dell’inclusione e del diritto antidiscriminatorio, che ringrazio per essere qui con noi, rafforza il senso di questa giornata: ricordarci che i diritti non sono mai definitivi, che vanno difesi e spesso riconquistati con coraggio e determinazione”.
“Ecco perché momenti come questo sono importanti – ha concluso il sindaco Massari -. Perché celebrano esempi positivi, ma allo stesso tempo ci ricordano una responsabilità collettiva: quella di costruire una società in cui nessuna donna debba avere paura, in cui il rispetto sia la regola e in cui la parità non sia un obiettivo da raggiungere ma una realtà pienamente vissuta.
Affrontare in modo radicale la situazione delle donne in Italia è urgente. Siamo di fronte a un’emergenza nazionale. Per questo, come è stato detto da tanti, c’è poco da far festa. C’è molto da lottare”.
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Ultimo aggiornamento: 09-03-2026, 15:05