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La Festa del Tricolore ha la media partnership di RAI Radio 1, RAI Radio 2 e TGR.
La cerimonia è stata trasmessa in diretta sul canale YouTube del Comune di Reggio Emilia.
Reggio Emilia ha festeggiato oggi, mercoledì 7 gennaio, il 229esimo anniversario della nascita del Tricolore a cui ha dato i natali il 7 gennaio 1797 quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, riunito nella Sala del Tricolore, lo adottò come vessillo ufficiale.
Dopo gli onori militari da parte della viceprefetta vicaria Caterina Minutoli alla Compagnia di formazione interforze delle unità militari schierate in ambito regionale e coordinata dal Comando Militare Esercito (CME) "Emilia-Romagna", ente dipendente del Comando Territoriale Nord di Padova, l’alzabandiera e l’esecuzione dell’Inno nazionale, la cerimonia da piazza Prampolini si è spostata in sala del Tricolore. Qui il sindaco Marco Massari alla presenza delle autorità istituzionali, civili e militari, ha consegnato la Costituzione a due delegazioni di studenti in rappresentanza delle scuole reggiane: gli studenti dell’IC Galileo Giorgia Bassi e Riccardo Bontempi accompagnati dal dirigente scolastico Stefano Delmonte e agli studenti dell’IC Ligabue, scuola secondaria Dalla Chiesa, Fabio Balla e Diletta Sdango accompagnati dalla dirigente Francesca Spadoni.
Copia della Costituzione Italiana è stata consegnata anche a quattro neo-cittadini impegnati nell’associazionismo delle diaspore e nel dialogo interculturale che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel corso del 2025 dopo anni di attesa e che hanno portato una testimonianza sul loro essere ‘nuovi italiani’.
“Il 14 novembre 2025 ho giurato fedeltà a questo bellissimo paese. Ho pianto perché questo paese mi ha accolta e mi ha dato la possibilità di essere ciò che sono oggi – ha detto Ihsane Ait-yahia, nata nel 1992 a Casablanca in Marocco, in Italia dal 1999 grazie al ricongiungimento familiare, attivista impegnata nella riforma della normativa sulla cittadinanza nell’Italia contemporanea, si occupa di accompagnare i migranti nei percorsi di regolarizzazione e di accesso ai diritti fondamentali – Ma il lungo ritardo nell’ottenere la cittadinanza, dovuto a una normativa obsoleta e ormai inadeguata alla nuova Italia, ha limitato i miei sogni. Ho dovuto lottare con tutte le mie forze, come una guerriera, allontanarmi e poi ritrovare la forza per avvicinarmi di nuovo ai miei obiettivi. Oggi, per me, questa giornata è una vera conquista, difficile e piena di sacrifici. Una delle emozioni che non vedo l'ora di vivere è quella di poter votare. Perché oggi la mia voce ha valore, la mia opinione conta. Per alcuni sarò sempre la marocchina velata, ma per tanti altri sarò l'Italiana che ha lottato per vedere riconosciuta la propria identità. Ma la cosa più importante è che io ora mi riconosco, prima di ogni altro giudizio, mi sento completa”.
“Fin da subito, nella mia infanzia, convivevano culture diverse, lingue diverse, e persino diversi modi di vivere la fede. E la cosa per me era del tutto normale, perché era parte della mia quotidianità: un insieme di pezzi che coesistevano senza scontri”. Ha testimoniato Diana Bota, nata in Ucraina nel 1995, arrivata in Italia nel 2005 e dal 2015 parte dell’Associazione dei Volontari Ucraini in Italia di Reggio Emilia, che collabora con Mondinsieme. “Le lunghe file in questura mi svegliavano da un senso di normalità, ricordandomi che questo ‘soggiorno’ in Italia era difficile. Così come i viaggi al Consolato ucraino di Milano e le attese infinite per i documenti. Poi c’erano le mie prof al liceo, molto poco avvezze ai permessi di soggiorno e alle carte d’identità non valide per l’espatrio, che si spaventavano a vedere questi documenti. In quel caso ero io che ricordavo a loro che in Italia esistono ragazze e ragazzi come me”.
“Il giorno in cui ho ottenuto la cittadinanza italiana ha segnato una svolta profonda. Non è stato soltanto un atto amministrativo, ma un momento di alto valore simbolico e civile. In quel passaggio ho riconosciuto pienamente il significato dell’articolo 3 della Costituzione italiana, che afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, e che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti alla vita del Paese – ha raccontato Abdoulaye Condè, nato nel 1983 in Costa d’Avorio, arrivato in Italia nel 2009 e oggi operatore sociale ed educatore professionale sociopedagogico e . segretario generale dell’Associazione degli Ivoriani di Reggio Emilia - Oggi la Costa d’Avorio e l’Italia convivono in me in un equilibrio armonioso. La prima mi ha donato le radici, la seconda mi ha offerto l’opportunità di crescere come cittadino consapevole, libero e responsabile. Non sono due identità in contrasto, ma due forze che si completano e si arricchiscono reciprocamente”.
“Ho chiesto la cittadinanza italiana perché mi sentivo parte della società italiana perché per me la cittadinanza è una questione di appartenenza, significa fare parte di una comunità, non avrei potuto richiedere la cittadinanza se non mi fossi sentito parte della società in cui vivevo – ha aggiunto Bourama Yaressi, arrivato in Italia come richiedente asilo e oggi operatore e mediatore presso il centro di accoglienza straordinaria di Reggio Emilia - L'Italia è il nostro bene comune, vivo in Italia per scelta, nessuno mi ha obbligato, ho scelto Reggio Emilia la città delle persone perché la parola persona ha un significato molto importante per me, vivere assieme significa vivere con le altre persone senza distinzione”.
Al termine della cerimonia in Sala del Tricolore, il giornalista e scrittore Corrado Augias, che ha poi tenuto un intervento al teatro Valli, ha firmato e lasciato una dedica sull’albo d’oro del Comune: “Contento di partecipare a questa cerimonia, c’è nella ritualità civile un fondo di grandezza quando è sentita e partecipata”.
Partendo da un interrogativo “Italiani, chi siamo?”, ancora commosso per le testimonianze dei neo cittadini ascoltati in Sala del Tricolore, Augias ha concentrato la sua lezione sulla Costituzione e sui valori su cui i Padri costituenti hanno fondato la Repubblica, dedicando un’attenzione particolare alla Resistenza che ha consentito agli italiani la libertà di scrivere la propria Carta Costituzionale. Libertà è stata una delle parole chiave del suo intervento: libertà come antidoto “alla paura che ha come conseguenza politica la ricerca di un salvatore che non esiste, perché un popolo può togliersi dai guai solo da sé con gli strumenti della democrazia”. E per parlare di libertà ha citato a più riprese le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Attraverso un excursus attraverso gli anni della notte del Repubblica, quelli segnati dal terrorismo – dalla strage di piazza Fontana fino all’omicidio di Aldo Moro – di cui è stato testimone come cronista, Augias ha sottolineato la tenuta sociale del Paese “che è riuscito a sconfiggere il terrorismo con le leggi ordinarie dello Stato, senza dover ricorrere a leggi straordinarie”, e a compattarsi attorno i valori della democrazia, dei diritti inviolabili e della libertà delle persone.
Infine, Augias ha concluso con un caloroso riferimento alla terra emiliana, quella raccontata dal collega e amico Edmondo Berselli, “una terra esemplare – ha detto - che mette insieme l’efficienza del Nord e la cordialità del Sud del Paese”.
Il sindaco Marco Massari ha quindi conferito a Corrado Augias il Primo Tricolore: “Per il suo straordinario contributo alla cultura civile del nostro Paese, rendendo accessibili a tutte e tutti, attraverso il giornalismo, la scrittura e la divulgazione, temi complessi come la storia, la letteratura, la filosofia, le arti. Per avere promosso, con rigore intellettuale e indipendenza di giudizio, il pensiero critico e il dialogo democratico, ispirandosi sempre ai valori fondamentali della Costituzione - la libertà, la laicità, il valore delle istituzioni democratiche - e indirizzando generazioni di cittadine e cittadini a comprendere il passato e il presente dell’Italia, rafforzando il senso di appartenenza al nostro paese, con una concezione di patria aperta e inclusiva
Consegniamo a Corrado Augias il Primo Tricolore, simbolo dell’unità nazionale, la più prestigiosa onorificenza della città di Reggio Emilia.
La cerimonia si è conclusa con l’esibizione “Rhapsody in Blue” del Centro coreografico nazionale Aterballetto che ha portato sul palco del Valli un nutrito gruppo di ballerini che con allegria ha reinterpretato l’opera di Gershhwin potenziandone il valore universale. Con la coreografia di Iratxe Ansa e Igor Bacovich, musica George Gershwin (Rhapsody in Blue) Bessie Jones (Beggin’ the blues), scene e costumi Fabio Cherstich, luci Eric Soyer.
Discorso del Sindaco Marco Massari
“Ritrovarci qui, il 7 gennaio, ha per Reggio Emilia un significato profondo e unico. In questo luogo celebriamo ogni anno una parte fondante della nostra festa del Tricolore, ricordando il momento in cui, proprio qui, nacque la nostra bandiera. Non celebriamo soltanto un simbolo, ma un’idea di libertà, di unità e di futuro condiviso che continua a parlarci e a guidarci. Il Tricolore nasce come segno di speranza e di cambiamento. Quegli stessi valori, dopo la tragedia della guerra e della dittatura, hanno trovato la loro espressione più alta nella Costituzione della Repubblica italiana.
Nel 2026 ricorrono gli 80 anni dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica italiana, referendum che vide per la prima volta nella storia d’Italia le donne italiane andare al voto (fu il primo voto a suffragio universale), aprendo così la strada ad una democrazia più completa; sempre il 2 giugno 1946 venne eletta anche l’assemblea costituente dove uomini e donne, provenienti da pensieri differenti ed esperienze in partiti spesso contrapposti in un paese che usciva ferito ma determinato a ricostruirsi su basi nuove - la democrazia, la pace, la dignità della persona – questi uomini e queste donne si misero insieme per concordare le regole dell’ordinamento politico, amministrativo, economico, sociale del nostro paese, le norme fondamentali di uno stato democratico: la nostra Costituzione, che entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
Anche Reggio Emilia contribuì in modo diretto e autorevole a quel lavoro fondamentale. tra i membri della costituente vi furono reggiani e rappresentanti del nostro territorio che segnarono profondamente la nascita della repubblica: Meuccio Ruini, reggiano, presidente della commissione dei 75 che redasse il progetto della costituzione; Giuseppe Dossetti, eletto in questa terra, protagonista di una stagione altissima di impegno politico e civile; e Nilde Iotti, nata a Reggio Emilia, una delle madri della costituzione, che portò in assemblea il valore dell’uguaglianza, dei diritti delle donne, della giustizia sociale. Figure diverse, ma unite dall’idea di una democrazia fondata sulla partecipazione e sulla responsabilità.
È nel segno di questa eredità che oggi abbiamo consegnato la Costituzione ai rappresentanti delle scuole e consegniamo ora la Costituzione a quattro giovani donne e uomini che italiane e italiani lo sono diventati formalmente nel corso del 2025 giurando sulla Repubblica, la Costituzione e le leggi dello stato. quattro ragazzi e ragazze che hanno ottenuto una cittadinanza che stavano già esercitando nella partecipazione alla vita associativa, culturale, politica e sociale della nostra città, all’interno dell’assemblea del centro interculturale Mondinsieme ma non solo.
Sono Ihsane Ait-Yahia, Diana Bota, Abdoulaye Condè e Bourama Yaressi.
La Costituzione ci ricorda, all’articolo 1, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo. All’articolo 2 riconosce i diritti inviolabili della persona e richiama i doveri di solidarietà: parole che parlano di una comunità che non lascia indietro nessuno.
All’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, impegnando le istituzioni a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza delle persone.
Ai rappresentanti delle scuole voglio ricordare che la Costituzione affida al sistema scolastico un compito fondamentale: è infatti attraverso la conoscenza, l’educazione e il pensiero critico che si costruisce una cittadinanza libera e responsabile. E l’articolo 34 sancisce il diritto all'istruzione per tutti, stabilendo che la scuola è aperta a tutti, l'istruzione inferiore (almeno otto anni) è obbligatoria e gratuita, e che i cittadini capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di accedere ai gradi più alti degli studi grazie a provvidenze statali come borse di studio.
L'articolo 34 pone quindi le basi per un sistema educativo inclusivo, equo e orientato al merito, fondamentale per lo sviluppo della persona e della nazione.
Consegnare oggi la Costituzione e il Tricolore non è per nulla un atto formale, ma un impegno condiviso. È l’invito a praticarne i valori che rappresenta ogni giorno, nelle scelte, nelle relazioni, nella cura della nostra città.
In questa sala, dove è nato il Tricolore, guardiamo alla nostra storia per rafforzare il futuro di Reggio Emilia e non solo: una città aperta al mondo, solidale e profondamente democratica”.
Iniziative collaterali
Diverse anche le iniziative collaterali previste per le celebrazioni del Tricolore tra spettacoli, incontri e visite guidate.
Per l’intera giornata del 7 gennaio (ore 11.30-18) il Museo del Tricolore (piazza Casotti 1) sarà aperto al pubblico. Il Museo del Tricolore occupa un luogo che è parte integrante della storia italiana. Nella Sala del Tricolore, il 7 gennaio 1797 il Congresso della Repubblica Cispadana proclamò per la prima volta la bandiera verde, bianca e rossa come vessillo di uno Stato sovrano: il museo nasce proprio per custodire e rendere comprensibile il legame tra quel gesto, il cammino risorgimentale e il significato contemporaneo del Tricolore.
Alle 17.00 è prevista una visita guidata a cura di Lions Club International - Distretto 108. A seguire, alle 18 Sala del Tricolore ospiterà “Di sana e robusta Costituzione” una conferenza-spettacolo per conoscere la nostra Costituzione, promosso sempre da Lions Club International - Distretto 108.
Le iniziative dedicate al Tricolore proseguiranno sabato 10 gennaio con tre visite guidate e un laboratorio per bambini.
Si parte alle 16.00 – con altre due repliche alle 17.00 e alle 18.00 – con “Mirabili stanze”, una visita teatrale al Museo del Tricolore a cura del Teatro del Cigno, pensata per accompagnare il pubblico in un’esperienza di scoperta che unisce racconto storico e coinvolgimento dal vivo. Guidati dagli attori, i visitatori attraverseranno le sale del Museo entrando nelle storie e nelle vicende dei protagonisti che che contribuirono alla nascita del Tricolore: figure e momenti che hanno segnato un passaggio fondamentale nella costruzione dell’identità nazionale. La narrazione teatrale offrirà uno sguardo diverso sul contesto storico e umano che portò alla creazione della bandiera italiana. Per info e prenotazioni: 0522 456816 (in orario di apertura di Palazzo dei Musei).
Alle 16.30, è invece in programma il laboratorio per bambini (5-9 anni) “Colori che parlano, bandiere che volano”: un invito ai più piccoli a immergersi tra colori e forme delle bandiere del mondo, simboli che raccontano popoli vicini e lontani, libertà conquistate o ancora sognate. Attraverso il gioco e l’immaginazione, i bambini saranno guidati a inventare la loro bandiera: e se amicizia, pace e gioco fossero una bandiera, come sarebbe? Il laboratorio è su iscrizione (costo 7 euro), per prenotazioni: 0522 456816 (in orario di apertura di Palazzo dei Musei).
Sempre il 7 gennaio alle 15.30 presso il Centro Sociale Tricolore di via Agosti 6 si terrà il Concerto Tricolore promosso da Odilio Buzzoni. In serata (ore 20.30) al teatro Ariosto, celebrazioni in musica con l’ensemble barocco "Astorre Ferrari" del Conservatorio di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti Peri-Merulo”, formato da allievi diplomandi dei corsi dell'Alta formazione artistica musicale dell'Istituto reggiano e dedicato ad Astorre Ferrari, per molti anni docente di violino all'Istituto Peri e tra i fondatori di importanti complessi tra cui, "I Musici", i "Solisti Veneti" e l'Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna, oggi Orchestra Toscanini, di cui per anni è stato valente Primo Violino di Spalla. L'Ensemble “Ferrari” in occasione dei festeggiamenti per il Tricolore eseguirà musiche di Max Richter, Antonio Vivaldi, Michael Nyman, Arcangelo Corelli, Arvo Pärt e Astor Piazzolla. Un repertorio che propone ponti tra l’ascolto “alto” delle sale da concerto e la sensibilità emotiva del grande pubblico, nonché tra estetica e impegno civile e politico.
8 gennaio
Reggio Emilia, città del Tricolore, giovedì 8 gennaio sarà attraversata dal viaggio che la Fiamma Olimpica compie attraverso il territorio italiano in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Dopo l’accensione ufficiale in Grecia, ad Olimpia, e l’approdo a Roma lo scorso 4 dicembre, la fiaccola ha iniziato il suo viaggio che durerà 63 giorni fino all’inaugurazione dei giochi il 6 febbraio 2026.
La staffetta olimpica attraverserà la nostra città portata da 20 tedofori che si alterneranno su un percorso cittadino di circa 4 chilometri. Arriverà in città provenendo da Modena, percorrerà la via Emilia, alcune strade e piazze del centro storico, toccando anche piazza Fontanesi e piazza San Prospero , fino ad arrivare in piazza Prampolini alle ore 16 per una cerimonia di saluto in cui il tedoforo sarà accolto dal sindaco Marco Massari e dall’assessora allo sport Stefania Bondavalli. Qui ad attenderla ci saranno i ragazzi delle scuole e delle società sportive del territorio, il grande Tricolore degli Alpini e la Filarmonica Città del Tricolore che accompagnerà in musica la cerimonia. Ma già dalle 15 sarà possibile partecipare alla festa organizzata in attesa della fiaccola in piazza Prampolini dove sarà allestito un maxischermo che permetterà di seguire in diretta la corsa della staffetta.
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Ultimo aggiornamento: 09-01-2026, 13:26