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“Presidente, signori consiglieri, cittadine e cittadini,
mercoledì mattina un uomo nudo e scalzo, in un momento di chiara difficoltà psichica, ha corso lungo le strade della nostra città, tra il traffico cittadino, esponendo se stesso e altri cittadini a una situazione di rischio.
A tutte le persone che si sono trovate coinvolte va la mia comprensione: la paura, lo smarrimento sono reazioni umane e legittime davanti a ciò che appare incomprensibile e improvviso.
Ma proprio partendo da questo episodio e dal suo significato mi sono posto, ancora una volta, una domanda: cosa rende una città una comunità civica?
Ci sono versetti del Vangelo che sicuramente molti conoscono: ‘Ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’. È un richiamo potente, che non riguarda solo la fede, ma il modo in cui scegliamo di stare insieme.

Quel giovane che abbiamo visto per strada non è uno spettacolo, non è un bersaglio.
È una persona. Una persona fragile, che in quel momento aveva bisogno di cura, di protezione, di dignità, di umanità. Invece, di fronte alla fragilità, è scattata la derisione, la cattiveria e perfino il razzismo.
Si è espresso un giudizio rapido, una condanna facile.
Perché è facile puntare il dito: contro chi avrebbe dovuto vigilare, contro chi è diverso, contro chi ci mette a disagio. Ma gli ammalati, gli emarginati, i fragili non sono un problema da allontanare, sono una domanda che ci riguarda. Ci disturbano perché incrinano la nostra idea di normalità, perché ci ricordano che nessuno è davvero al riparo.
Forse, allora, un primo passo possibile è semplice e difficile insieme: non trasformare la sofferenza di qualcuno in motivo di ludibrio e polemica, ma provare a sospendere il giudizio e a svegliare la compassione, che non è altro che la consapevolezza che in quelle condizioni avremmo potuto esserci anche noi, se la vita ci avesse esposto a meno cure, a più solitudine, a più violenza o alla malattia.

Questo episodio non è solo il gesto di una persona fuori controllo. È il segno di un dolore che non sempre riesce a trovare risposta.

E ci richiama alla responsabilità di costruire una città capace di prendersi cura: con servizi adeguati, con risorse, ma anche con uno sguardo meno duro, meno censorio, più umano.
Sono d’accordo con chi dice che non deve succedere. Credo esistano luoghi e momenti in cui sarà giusto interrogarsi su come prevenire, su come agire perché il disturbo mentale non diventi pericolo per la sicurezza pubblica, non arrechi danni a persone o cose.
Ma non possiamo dimenticare che siamo esseri umani in un contesto sociale, persone in mezzo ad altre persone, ognuna con un suo portato di sofferenza, con una sua storia e una sua identità.
Una comunità civica si riconosce anche da come tratta i più fragili.
Sta a noi decidere se essere una città che giudica o una città che comprende, rispetta e cura.
Io sono sicuro che Reggio Emilia scelga ogni giorno la seconda strada”.

Marco Massari

Sindaco di Reggio Emilia

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Ultimo aggiornamento: 30-03-2026, 16:37